Soldati

 

 

 

Sciamavano i soldati per le strade della città, ieri,  come tanti anni fa.          Sembrava una dejavu, ma no, era proprio vero.                            L’aveva detto il giornale: “la caserma Iodice-Gonzaga a Foligno sarà  sede di un nuovo importante corso di studi per militari provenienti da tutta Italia.”                 La notizia e poi il vederli in giro  ha riportato alla mente immagini degli anni sessanta, quando la caserma ospitava la scuola di artiglieria da campo e da montagna.       A sera aprivano il portone che dava sul Viale della Stazione e fiumi di soldati inondavano il centro , con giovanile esultanza .             Andavano a spasso, si ritrovavano nei locali dello svago e della ristorazione, al cinema, nelle sartorie militari, a rimirare le belle ragazze di Foligno, a seguire le partite dei maestri del biliardo nel Gran Caffé Sassovivo, quello del birillo “centru de lu munno” come anche Scalfari, il guru del pensiero laico, allora allievo ufficiale alla Gonzaga, avrebbe poi scritto su Repubblica.    E non pochi trovarono l’amore in città e misero su famiglia qui o altrove rubandoci le nostre ragazze.             E il quattro novembre la caserma apriva le porte alla città e  i folignati andavano a vedere i semoventi, come chiamavano con linguaggio astruso quella sorta di carri armati alla buona, e i cannoni, alcuni residuo bottino della guerra contro l’Austria.             Ma i consigli comunali passavano  notti intere a dissertare sulla guerra in Vietnam e si affiggevano sulle strade, accanto all’avviso del limite di velocità e del divieto di suonare, quello di comune denuclearizzato.          E anche per questo non andava bene il campo di tiri a Colfiorito per i pezzi di artiglieria della caserma  e un pò anche per questo la scuola ufficiali di artiglieria abbandonò la città spostata a Bracciano.        E da allora la caserma ha vivacchiato .        Ma ieri la città era piena di soldati e ufficiali, questi  con il loro gradi e greche sulla giacca.          Giravano ammirati per la bellezza della città, rimessa a nuovo dopo il terremoto del 97”, entravano nei ristoranti e nei negozi.           Le ragazze li hanno guardati curiose, come di cosa nuova ma forse in loro è rimasto qualcosa del fascino che i militari esercitavano sulle loro mamme.           In fondo anche in loro, un po’ nascosta, albergava la suggestione della parola patria che quei militari in giro per la città evocavano.          Era l’eco lontana dei discorsi roboanti del ventennio.     Avevano illuso la gente che fossimo una potenza mondiale,  e sfidammo tronfi  l’ America e l’Inghilterra e la Russia e poi tutto il mondo dietro di loro.            Non andò bene quell’avventura e dopo, la damnatio memoriae ha comportato anche la distruzione del concetto di patria che quei lutti aveva prodotto.        E cosi anche le caserme non vennero viste di buon occhio .           Sono passati gli anni, il ricordo della sconfitta rovinosa è ancora vivo, ma qualcosa sta cambiando e lo sciamare dei soldati l’altro giorno avevano il profumo del cambiamento e non ha fatto gridare al pacifismo , e a tutti gli altri ismi che consolano gli sconfitti.