Sul metodo riabilitativo di Giancarlo Cruciani fisioterapista

 

Presentazione

 

Una galleria di persone, piegate dalla sofferenza, ma con la speranza di un recupero, di un ritorno alla vita. Questo raccontano le pagine scritte da Giancarlo al di là dell’illustrazione del suo metodo di cura fisioterapico orgogliosamente e meritatamente etichettato con il termine metodo Cruciani (verbo digito neuro-motorio). Colpisce il suo coinvolgimento emotivo e ad un tempo razionale, dunque assoluto, con il problema di salute del malato offertosi alle sue cure. Le mani manipolano muscoli e articolazioni, ma sembra che vanno oltre come una carezza, un conforto per i sentimenti di angoscia , disperazione, depressione che il morbo ha lasciato accanto alla menomazione fisica. E la voce del vecchio attore dilettante incessantemente  accompagna il paziente negli esercizi dolorosi che ridanno vita al movimento degli arti, e all’espressione del viso. Sono uomini e donne sopravvissuti ad un insulto che non è stato fatale, ma che li ha portati a riaffacciarsi alla vita menomati, nel fisico e nella mente spesso  con la voglia di lasciarsi andare, e nei momenti più bui con la tentazione di maledire  di essere riusciti a sopravvivere. Se reagiscono li attende la riabilitazione che per alcuni si chiama Giancarlo Cruciani. Giancarlo è un vecchio infermiere, lui ed io compagni di lavoro negli anni 70’ al reparto Chirurgia Uomini di Foligno con il prof. Mario Negri primario. Anni lontani di notti insieme di guardia, quando ci sono momenti di pausa per raccontare di noi, della vita, di scienza, arte , di tutto e di niente come Shakespeare fa dire da Romeo all’amico Mercuzio. Tra un’urgenza e l’altra, un sondino naso-gastrico da mettere, un catetere vescicale da cambiare, esami e radiografie per una urgenza in sala operatoria, si parlava. Lui sempre attento, curioso , mai pago.                        Un ragazzone allora e oggi uomo, pieno di vita, con una forza vitale che imprimeva al corpo un passo atletico , vigoroso e un parlare scandito, pensato, ma sempre passionale con momenti di ira repressa quando le cose intorno non gli andavano bene. Poi la professione di infermiere professionale ospedaliero è diventata quella di fisioterapista. Una grande passione con la sua forza vitale che aveva trovato un nuovo campo dove esprimersi. Diventò nel tempo acquisizione e pratica di un metodo che faceva dell’unità tra mente e corpo la chiave perché la riabilitazione potesse ottenere il massimo recupero possibile. Occorreva motivare il paziente, caricarlo di una forza e determinazione quasi bestiale, e insieme alla terapia fisica, alla individuazione di aree cutanee sensoriali specifiche, ripristinare quella interrotta comunicazione tra centro nervoso e periferia corporea. Come se la manipolazione fisica accompagnata dal flusso di empatia e dalla forza trasmessa dal terapista contribuisse in maniera determinante a riattivare cellule nervose dormienti, o altre zoppicanti che riprendevano a funzionare.                                                                                        In questo breve scritto Cruciani ci racconta le particolarità del metodo ed alcuni dei moltissimi casi di successo che ha inanellato nella sua carriera. Con stima e simpatia, auguri per il suo proficuo lavoro e per altri successi nella cura dei suoi pazienti.

Prof. Dott. Marcello Paci

medico-chirurgo, pubblicista, scrittore