Ancora sullo stupro

    

Le ragazze escono di notte anche da sole, una volta non accadeva. C’era il controllo della famiglia che non consentiva queste libertà. Ma la società è cambiata, maggiore libertà di comportamento in tutti i sensi e le ragazze escono di notte anche da sole.                                                                          A fare?         Quello che loro aggrada: discoteche, sballo, sesso, o anche, o oppure, opere caritatevoli in soccorso dei senza casa, degli emarginati.      La società laica, evoluta, tutela e garantisce queste libertà.     Non c’è alcun motivo per il quale debba ostacolare queste libertà.      Ci sarebbero i residui legami familiari che per amore e pregressi precetti possono vedere non di buon occhio le nuove abitudini, ci potrebbe essere la Chiesa che predicava astinenza da sesso extramatrimoniale, astinenza dalla lussuria, dalle droghe…                                                                      Ma la chiesa ha perso la sua presa, condanna di meno, accetta di più.            E dunque nessuno o pochi si azzardano a dire niente.      Poi accade che l’esercizio delle libertà può portare le ragazze ad ubriacarsi e/o ad assumere droghe, magari ad accompagnarsi a maschi con le stesse abitudini.      Può accadere che a coronamento della bella nottata ci scappa l’atto sessuale, di cui tutto il precedente può essere solo anticipazione e preparazione e in qualche modo elemento consustanziale.    Può accadere che se la ragazza si ritrae da quest’ultima performance possa soccombere alla voglia dell’improvvisato partner.     Perché nonostante il progresso, rimane geneticamente un po’ meno forte dl lui.                                                                                                          Stupro!                                   Subito il quale sente il diritto-dovere di sporgere denuncia alle autorità.   Inizia un iter che impiegherà del tempo anche biblico per arrivare ad una conclusione. Nel frattempo l’informazione si tuffa a pesce nella vicenda, consapevole dell’interesse del pubblico, anche peloso per queste vicende. Il fatto viene non semplicemente raccontato, ma giudicato prima di qualsiasi sentenza, secondo i parametri del pensiero dominante. Può essere riassunto nella condanna senza appello dell’atto violento, e della conseguente gogna per lo stupratore.          Alcune considerazioni.               La gente prende coscienza del fatto e delle sue implicazioni sociali e culturali, ma ha i suoi problemi, non ha tutta questa voglia di ragionare sui come e perché.    Però nel profondo, molti, pur non azzardandosi, vorrebbero dire:                          ma dove andate in giro di notte, da sole, nelle discoteche o negli altri locali del divertimento o addirittura dello sballo, o peggio a cercare la droga in posti malfamati, frequentati da gente che delinque, o comunque da persone spesso alterate per droghe che alterano i freni inibitori, in particolari quelli riguardanti il sesso?                                                                                                   Il pensiero dominante risponderebbe: vanno dove pare loro e la società deve tutelarne i diritti.    Ma come?              Inquisendo lo stupratore?               Tutto lì?                                                                  Promuovendo la denuncia in quanto diritto-dovere?

Certamente dovrebbe fare di più: come agire sulla deterrenza con leggi severe che così severe non sono mai; come controllare preventivamente i luoghi a rischio e controllare durante lo svolgersi degli eventi.    Ma il controllo è sempre deficitario, si dice per mancanza di forze di polizia, ma spesso queste in certi luoghi non ci vanno proprio.     Non va bene è il loro lavoro, ma si possono capirne i motivi, come il basso stipendio a fronte del rischio di subire violenze o rischiare la vita.      Ancora, bisognerebbe educare la gente a comportarsi bene, dunque a non stuprare le ragazze.                 Ma saranno recettivi coloro che sono dediti all’alcool e alle droghe?  Oppure nel caso che siano coinvolti immigrati salvati dopo una traversata pericolosa dalla guardia costiera o dalle ONG o comunque arrivati in Italia per loro conto, che cosa si può fare?    Bisogna integrarli alla svelta, se avendone diritto, altrimenti rimandarli da dove sono venuti.    Ma l’una e l’altra di queste cose richiedono tempi lunghi o proprio non sono possibili. Così li troviamo in giro per le stazioni ferroviarie e le piazze delle nostre città, non lucidi per le privazioni, magari aggravate da sostanze o alcool. E spesso anche loro commettono stupri.

Insomma le ragazze devono stare molto attente, soprattutto lucide se vogliono evitare brutte sorprese perpetrate da maschi arrapati.                  Forse il rincorrere di meno il mito della libertà assoluta, con il possibile sballo conseguente e i rischi ad esso collegati e invece privilegiare le peculiarità femminili, consentirebbe loro di raggiungere obbiettivi di vita e avanzamenti sociali come la parità dei diritti, che è sempre argomento di attualità. Tra i valori che la tradizione ha consegnato agli uomini di oggi c’è la necessità del sacrificio senza il quale non si ottiene molto. Ma è oggi un valore vilipeso, non è prevista la rinuncia per ottenere cose.  Sembra un controsenso e invece è tutto lì. Come nelle guerre bisogna concentrarsi su un obbiettivo con forze in massa e non diluirle su tutto (causa principale della sconfitta tedesca in Russia nell’ultima guerra), così nella vita non si può vivere la notte e il giorno lavorare duramente per realizzare le proprie aspirazioni. Ma queste sono considerazioni valide per una società in sviluppo, non per la nostra che mostra minacciose crepe di disfacimento. Si aspetta e dovremmo tuti lavorarci, un’inversione di tendenza.                                    Accadrà?