Una volta, la grande fontana in piazza della repubblica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’avevano costruita e messa lì nel ventennio.        Fasci regolamentari e spruzzi d’acqua che bagnavano i passanti per il vento che dai quattro lati non mancava mai di spirare.      Sarà per questo  o per i fasci, fatto sta che la fontana giace ormai da tempo in una fossa scavata al centro del parco cittadino dei Canapè.    Forse l’aver scavato una fossa dove mettere la fontana aveva avuto anche un significato catartico e i nuovi amministratori non avevano ritenuto necessario scalpellare via i fasci littori come in tutti gli altri monumenti della città.      Ora è poco frequentata , ci vanno i bambini a giocare, a nascondersi nei pertugi;  ci vanno gli innamorati, lontani da occhi indiscreti.     La fontana è vuota, l’acqua non zampilla più, come scomparse sono le voci di quei lontani anni.    L’acqua scomparsa, metafora del silenzio sceso su tutti i simboli e i protagonisti di allora.                                                Però la “damnatio memoriae” evoca ribellioni interiori meta-politiche e meta-temporali come necessità di libertà , come desiderio di non farsi succubi del pensiero dominante , di quanto è stato deciso dagli altri per te e per tutti quelli che verranno dopo di te.      Non c’è una verità assoluta per gli uomini; quello che sembra buono e virtuoso oggi , domani qualcuno che avrà i mezzi e la forza per imporlo, dirà che è male, e ci saranno riabilitazioni e altre e diverse “damnatio memoriae”.                                                           Forse accadrà che ritireranno fuori la fontana e la rimetteranno in piazza , magari con uno zampillo meno violento in tutti i sensi.