Pisistrato  (originale greco e ritratto postumo)

 

 

 

Del tiranno e la democrazia

 

In politica la comparsa dell’uomo nuovo che si contrappone al potere costituito espresso da partiti, istituzioni civili e religiose, movimenti, giornali, televisioni, ecc.. porta alla formazione di due schieramenti nel popolo e nei suoi rappresentanti: coloro che cavalcano la novità e quelli che la combattono.  Nel confronto entrano in campo i massimi sistemi quali la sacralità della costituzione, la dignità delle persone , il diritto nazionale e internazionale, la tutela delle minoranze, dei diversi, degli emarginati, e molto altro ancora. Ma si ha il sospetto che il merito della controversia non sia l’elemento determinante  che ha prodotto la querelle. Al contrario la polemica è importante per  il coinvolgimento emotivo che è in grado di procurare nel popolo. Gli argomenti messi in campo dall’uomo nuovo possono essere più o meno stringenti e opportuni, ma è nella capacità di coinvolgimento delle masse che si gioca il loro potenziale in qualche modo eversivo dell’ordine costituito. Accade che una personalità forte prende in mano un problema sociale , ne fa una bandiera e grazie all’alchimia del suo carisma, della attualità del problema, del malcontento che serpeggia nella società, magari per tutti altri motivi, lo trasforma in un grimaldello per rompere equilibri consolidati, ma ormai sclerotici.  Dunque gli argomenti dibattuti sono solo un mezzo per accendere il cuore delle masse. Alla fine può accadere che questi personaggi riescano a prendere il potere in maniera legittima tramite il favore popolare. Nel governo del paese ci sarà una svolta autoritaria e il potere di prima sarà messo a tacere.

La presa del potere comporta che su l’uomo nuovo si carica tutto: il passato storico, il presente, le aspettative del futuro. Il passato non dipende da lui, ma il carisma che lo ha portato al successo prevede questa dimensione olistica totalizzante, come se in lui si riassumesse tutta la storia di quel popolo. In genere questo genere di cose vanno a finire male , accade per contingenze avverse, per mutate dinamiche sociali, per delirio di onnipotenza , per mille altre cose. Comunque  finisce per andar male , anche nei casi in cui la loro azione di governo sia stata virtuosa e abbia conseguito successi.  Pensare ad  Hitler, a Stalin, a Mussolini può sembrare eccessivo, caricaturale, e fuor di luogo, ma la loro vicenda umana e di potere esemplifica in massimo grado certi aspetti precedentemente tratteggiati. In più delineano una costante che riguarda un esercizio del potere nella sostanza antidemocratico, pur raggiunto e legittimato con e dal favore popolare. Antidemocratico perché fa a meno, sino a sopprimerli i poteri intermedi che regolano e interpretano il rapporto leader-popolo. Il leader privilegia un rapporto diretto con il popolo senza intermediazioni, e questo espone al pericolo di una deriva irrazionale, di tipo umorale, sentimentale. Questo è un pericolo, perché il consenso una volta conquistato anche per una adesione convinta e razionale, non solo emotiva, alle proposte messe in campo , può facilmente scivolare verso una apertura di credito che non richiede una verifica puntuale nello svolgersi dell’azione di governo.   Sono uomini nuovi in antitesi con il potere costituito, però in qualche modo questi personaggi sono funzionali al sistema di potere che tentano di  distruggere.  Quest’ultimo diventa oppositore blando o risoluto del tiranno, e comunque quando questi cadrà, perché inevitabilmente cadrà, il potere di prima e di sempre si riappropria del dominio, e sul tiranno scarica tutte le colpe presenti e passate. Con questa nuova verginità farlocca riprende  a comandare, dopo la breve vacanza. In qualche modo sono quelli di prima, di sempre, classe dominante che ha buon gioco a riscuotere il favore popolare con lo spauracchio del tiranno da poco soppresso. Ma questo prima o poi ricomparirà e il ciclo si ripeterà con l’obbiettivo di cambiare e riproporre un diverso sempre uguale a se stesso.