FEDE E RAGIONE

Rette parallele che non s’incontreranno mai, oppure, secondo la geometria non euclidea di Riemann, o il pensiero politico di Moro, convergono, e alla fine saranno destinate a incontrarsi.
E’ che parlare di fede e ragione è poi parlare di conoscenza.
L’aspirazione dell’uomo a conoscere rappresenta a un tempo uno straordinario talento, ma anche una condanna.
Perché lo priva della beata incoscienza degli animali e delle cose, che hanno una loro esistenza sulla quale non si fanno domande.
L’uomo invece si fa domande e per vivere meglio usa la ragione che gli serve per sopravvivere, per andare avanti, per asservire alle sue necessità la natura intorno. Così evolve e la ragione con lui, e dopo, non gli basta capire solo il circostante, si rivolge al cielo e alle stelle, cerca le leggi universali che regolano il movimento degli astri, insegue i segni che possono raccontare come si è formato l’universo.
Per fare tutto questo impiega la facoltà superiore che chiamiamo ragione.
Però l’uomo in questo straordinario progresso che dalle caverne lo ha portato sulla luna, e non si vedono limiti a ulteriori conquiste, sente dentro di sé, in un posto che chiamiamo anima, individuata in passato dagli strutturalisti nel cervello o nel cuore o nella ghiandola pineale o in altre parti del corpo, un’alterità misteriosa così diversa dalla sua razionalità, quasi un grumo indistinto di cosa arcana, mai compiutamente svelato che si manifesta con sentimenti e più di tutti con una domanda angosciosa che rivolge alla ragione: chi siamo, dove stiamo andando, da dove veniamo?
Nei millenni questo è stato il regno della fede.
E dalla fede è venuta la risposta.
La necessità di credere in qualcosa, in qualcuno, ha mitigato l’angoscia dell’esistere, la vertigine di questo essere sospesi nell’infinito universo, alla ricerca di un appiglio per fermare il deliquio che ci attanaglia.
Abbiamo popolato di Dei le cose intorno, abbiamo riempito le foreste di creature invisibili e immortali, abbiamo dato loro sembianze umane, li abbiamo resi partecipi dei nostri accadimenti.
E li abbiamo visti combattere insieme agli Achei e ai Troiani sotto le mura della città, e litigare tra di loro per invidie, amori, tradimenti.
Adottarono gli umani chi uno e chi l’altro procurandone la fortuna o la rovina.
Poi nella nostra storia tutto questo è scomparso e abbiamo creduto a un solo Dio che si è fatto uomo, ed è morto per la nostra salvezza.
Per duemila anni questa è stata la nostra fede, la fede di tutto l’Occidente.
Ma l’orgogliosa ragione dell’uomo sta cercando di abbatterla, sta tentando di sostituirsi a essa: ci sarà dunque una nuova religione?
Quella della ragione cara ai rivoluzionari francesi del Settecento?
Saprà essa placare quel bisogno di assoluto, e con esso il mistero della vita’?
Ma forse la ragione non potrà diventare mai una religione, sarà destinata ad allargare i limiti della conoscenza umana oltre ogni immaginazione, ma non riuscirà a conoscere e vedere l’ultima verità.
Occorrerà uscire da essa per abbandonarsi a suggestioni profonde che vengono da mondi interiori estranei alla mente, su una via della conoscenza che è il cammino della fede.
In questa dicotomia insanabile sta la nostra condizione umana e accettarla senza pretendere di armonizzarla è il nostro destino.